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La porta sul dirty talking: aperta o chiusa?

Cos’è il dirty talking e come farlo serenamente? Stella ci propone qualche consiglio da seguire in caso di emergenza.

da Redazione | 30 Luglio 2022
Illustrazione relativa al dirty talking
Cecilia Grandi

A cura di Stella / @a.luci.accese

Oggi vorrei proporre una mini guida per addentrarci nel magnifico mondo del dirty talking. Un mondo che spaventa moltə ma che eccita tuttə gli/le altrə.

Che cos’è il dirty talking?

La traduzione letterale è “parlare sporco” e solitamente sono frasi, affermazioni o aggettivi che si utilizzano durante un rapporto sessuale per rendere l’atmosfera più eccitante. Sono quelle parole che non useresti mai in un contesto quotidiano, che non potresti o dovresti utilizzare. Ma il sesso è un mondo a sé con le sue regole.

Perché piace così tanto il dirty talking?

Le frasi più comuni le conosciamo tuttə: “fammi venire”; “dimmi che sono unə…”; “puniscimi” e chi più ne ha più ne metta. Ma perché ci piace così tanto il dirty talking? Un motivo in effetti c’è: quando facciamo sesso, facciamo una delle cose più naturali e innate che ci siano e, in quei momenti, fuoriesce la nostra parte più animalesca (in senso bello e positivo).

Se facciamo qualche passo indietro nella storia, pensiamo a quando non avevamo tutte queste sovrastrutture e camminavamo per la terra sporcandoci, procacciandoci cibo e accoppiandoci.

Questo istinto ci porta ad aver voglia di quella semplicità, di quella punizione e di quella parola volgare per evadere dalla forma di eloquio corretta di tutti i giorni. Ci fa sentire vivə, senza freni, autenticə, reali e più verə.

Il dirty talking secondo alcunə

Ho fatto una piccola indagine e ho chiesto a persone diverse tra loro, per identità di genere e orientamento sessuale, cosa pensano riguardo a questa pratica: 

A: «È una cosa che non avevo mai fatto e che ho scoperto da poco. Lo trovo molto eccitante e secondo me consente alla coppia di creare una fantasia comune e condivisa. Personalmente ogni tanto lo trovo difficile perché mi imbarazza. Mi sento goffa ecco. Ma mi spinge anche ad andare oltre la timidezza e a svelarmi un po’ di più alla persona con cui sono a letto. Non è sempre facile, devo essere nel mood. Riceverlo mi fa volare invece.»

P: «Rende il tutto molto più erotico. Se fatto con esagerazione in certe situazioni mi turba… una volta uno ha iniziato a dirmi “sei una troia del cazzo” e “puttana”. Non mi è piaciuto.»

F: «È una forma di esposizione in intimità, mette in campo creatività e stimola una maggiore intensità nel rapporto. Può aiutare l’immaginazione o confermare il reciproco desiderio. La voce può essere usata come ulteriore strumento di eccitazione, oltre agli altri suoni. Solitamente se non si è abituati all’inizio può inibire, ma dopo regala un senso di libertà e confidenza particolari.»

C: «Io ho pareri discordanti: mi piace se non è intercalato con frasi tipo: “oh sì piccola succhiami il cazzo”, oppure: “oh si piccola sei la mia troia”. Ecco questo no, la parola “piccola” per me rovina tutto.»

A: «Eh non so a cosa esattamente ti riferisci, ma se ho capito bene di cosa si tratta a me piace, soprattutto essendo io una a cui piace comandare. Mi piace essere domata a parole prima di essere scopata.»

E ancora…

A: «Penso che se piace a entrambi ed è concordato, può essere una forma di perversione soddisfacente che può farti uscire dagli schemi della società; ti sottometti e ti fai sottomettere verbalmente, a me piace insomma.»

G: «Con entusiasmo e mai vergogna quando ci si conosce e non; è uno strumento per scoprire, andare a fondo in ogni momento del rapporto. Sempre con sensibilità.»

N: «Lo vivo bene, forse lo trovo eccitante in quanto “denigratorio”.»

E: «Ci deve essere confidenza. Mi piace se lo fa lei, ma io al contrario mi sento di fare una cosa eccessiva se non la conosco. Se sei in una relazione, si fa sesso e si è liberi da pregiudizi. Mi serve essere in relazione.»

P: «In generale dire le peggio zozzate a letto è molto eccitante ma dire: “ti sborro in bocca” o “sei proprio una troia” è molto diverso. Nel primo caso è un’azione effettiva che potrebbe piacere a entrambə. Nel secondo caso è un dirty talking di cui mi sfugge l’offesa corrispettiva. Detto questo, forse, da qualche parte bisogna trattarsi un po’ male.»

E: «Ho paura di sembrare ridicolə e non piacere più.»

M: «Mi mette molto in imbarazzo dire cose volgari, ho paura di offendere e sembrare un perfetto idiota, ridicolo e un po’ impacciato nel farlo.»

D: «Mi piace, recito una parte diversa dalla vita reale, non sono io, sono un’altra persona che dice quello che le pare…»

G: «Se non mi interessa l’altra persona posso dire le cose sporche senza vergognarmi

Come praticare il dirty talking in modo sereno?

A parte chi si sente di farlo senza imbarazzo con tuttə, o chi senza implicazioni affettive lo fa con leggerezza, mi sento di poter dedurre che nella maggior parte dei casi serve confidenza per poterlo fare e quindi essere liberə di esprimersi.

Un’altra cosa che salta all’occhio è la paura di essere ridicolə e di provare imbarazzo. Vogliamo tantissimo dire le cose sconce ma non ci sentiamo liberə di farlo, abbiamo paura che non ci rappresenti oppure abbiamo paura che ci mostri per quellə che non siamo. Come fare quindi?

Iniziamo da piccoli passi, uno dopo l’altro. Per superare il muro dell’imbarazzo possiamo dire delle cose più tiepide prima di passare ai 35 gradi centigradi. Per esempio: “mi piace quello che stiamo facendo” e poi possiamo gradualmente dire qualcosa che non si discosti di tanto, possiamo chiedere all’altra persona se anche a lei piace creando un canale comunicativo all’unisono.

La chiave è il dialogo, anche se sporco.

Andando avanti nel tempo e con la confidenza sviluppata si possono inserire dei nuovi vocaboli da dire sempre in modo graduale, vedrete che sarà ogni volta più facile. La situazione fa molto devo dire, se sentiamo l’altra persona fredda e inibita difficilmente ci sentiremo liberə di esprimere quello che ci passa per la testa.

In questo caso si può condurre gradualmente la situazione in modo condiviso, magari addirittura dichiarandolo apertamente: “a me piace parlare mentre faccio sesso, è una cosa che ti può disturbare?”. Non c’è nulla di più importante come l’apertura attraverso il dialogo, noi siamo fattə di parole ed è grazie ad esse che trasmettiamo i nostri pensieri. Chiedere se una cosa piace è il primo passo per essere liberə, consapevoli e felici. Il consenso serve anche per questo!

Se invece ci troviamo nella condizione opposta, può avere senso indagare se ci mette in imbarazzo e capire come arginare l’altra persona, chiedendo se si può trovare un terreno intermedio per provare piacere.

Credo inoltre che il dirty talking sia stato un po’ supportato e sdoganato dal sexting, ovvero la pratica di inviare messaggi di testo e/o immagini a sfondo sessuale. A differenza del sexting, il dirty talking lo pratichiamo in presenza ed è per questo che proviamo un po’ di imbarazzo in più: non abbiamo uno schermo a “difenderci”. 

Infatti, un buon modo di introdurre il dirty talking nella nostra vita sessuale può essere fare prima un po’ di sexting, così non arriviamo a gamba tesa.

Dirty talking o voglia di libertà sconcia?

È come se ci fosse questa necessità ancestrale di dire cose sporche, perché qualcosa ci attira profondamente e qui ritorno al mio pensiero iniziale.

Abbiamo voglia di tornare a cose più semplici, meno mediate dal pensiero e dalla coscienza, meno dettate dal galateo. Abbiamo voglia di uscire dai confini e dalle regole della buona educazione. Per fare questo tipo di passaggio dobbiamo trovare dei contesti che ci consentano di farlo, e il sesso è un “posto” ottimale in cui possiamo spogliarci di tutte le sovrastrutture, di tutti i preconcetti e possiamo davvero vivere in modo puro e autentico l’atto, tornando animali e gioendo nell’esserlo.

About Stella / @a.luci.accese

Psicologa e psicoterapeuta, consulente sessuale e sessuologa clinica, esperta di piacere e sex toys.

Parla di sesso come piacere, di erotismo senza tabù o limitazioni, di pratiche sessuali, di sensazioni, paure, emozioni e desideri. Per permettere a tuttə di scoprire gli aspetti della propria sessualità senza pregiudizi.

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