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La masturbazione consapevole: mindfulness o hype?

Oltre al buzz, la mindfulness applicata al sesso e all’autoerotismo ha un vero valore aggiunto.

da Aurelie | 18 Luglio 2021
La masturbazione consapevole rappresentata da Mari Fedi in un paesaggio rilassante per Yspot

Le cose sopravalutate sono tante ai tempi della hype e della viralità; la reazione naturale, quasi epidermica, è l’avversione nei confronti dei concetti sovraesposti.

La masturbazione consapevole potrebbe sembrare l’ennesimo trend di poca sostanza ma oltre al buzz, la mindfulness applicata al sesso e all’autoerotismo ha un vero valore aggiunto: quello di invitarci a mettere da parte il nostro approccio di ottimizzazione continua e le nostre aspettative per concentrarsi di più su tutto il resto.

Consapevolezza + masturbazione = masturbazione consapevole?

La consapevolezza in poche parole

Spiegata in modo conciso e semplice, la consapevolezza è uno stato di presenza e di pieno coinvolgimento in quello che stiamo facendo in un determinato momento, senza distrazioni e senza giudizio; una consapevolezza dei nostri pensieri ed emozioni dai quali ci esercitiamo a rimanere distaccati.

Più di uno stato spontaneo, la consapevolezza è una pratica che richiede allenamento. Il metodo migliore per allenarla? La meditazione. (Se ancora non lo avete fatto, potete seguire la nostra meditazione guidata qui.) Molto più di un semplice rilassarsi con gli occhi aperti e musica ambient, la meditazione è un potente esercizio di osservazione; non si tratta di svuotare la nostra mente da tutti i pensieri quanto di osservarli con neutralità.

In cosa consiste la masturbazione consapevole?

Perché può essere un modo di colmare un buco, ovvero il pleasure gap, la masturbazione è spesso considerata attraverso il prisma di una finalità ben specifica. Lo scopo centrale della masturbazione consapevole è di eliminare la pressione legata alla ricerca dell’orgasmo per riscoprire l’eccitazione senza l’ansia che può emergere nel seguire le solite dinamiche sessuali (di cui l’orgasmo è spesso presentato come l’unica conclusione logica).

È sopratutto un invito a giudicare di meno e a osservare di più. Siamo animali sociali per i quali il giudizio è spesso un automatismo; nella sfera sessuale, il giudizio è spesso espresso nei confronti di noi stess*, dal nostro corpo (e all’espressione che abbiamo durante l’orgasmo) alla nostra performance e abilità sessuale. Allenare la nostra mente per osservare e capire le dinamiche del tatto e le sensazioni piacevoli che ne derivano significa rallentare il ritmo ed essere davvero immers* nel momento.

Uno stato d’anima mindful può anche essere un potente strumento terapeutico per una serie di problematiche legate alla sessualità, dalla body image all’ansia e ai trauma; può persino ricoprire un ruolo all’interno di un percorso curativo dei dolori genitali.

Vorresti provare? Ecco due modi di praticare la masturbazione consapevole

Mentre non ci sono regole fisse, esistono metodi per permettere a neofiti e scettici di approcciarsi alla masturbazione consapevole. Come ogni pratica, richiede costanza, e dal momento che vogliamo esplorarla attivamente, alcuni esperti nel campo consigliano di schedulare fino a 2 sessioni a settimana, quando non abbiamo vincoli di tempo e possiamo creare la giusta atmosfera rassicurante e serena.

Metodo #1: Il pleasure mapping

Praticare il pleasure mapping significa concentrarsi sul tatto e su come ogni variazione provoca o meno sensazioni piacevoli su ogni parte del corpo, come una cartografia del piacere. Si tratta qui di imparare a distinguere tra l’eccitazione mentale e l’eccitazione fisica: la prima è quella che ci fa fantasticare, su un atto, una situazione o una persona; la seconda è legata a come ci piace essere toccat* e quello che ci procura piacere durante il sesso. Difficilmente esiste una perfetta giustapposizione tra scenari fantasticati e quello che veramente ci da piacere, ed è proprio per quello che imparare ad operare la distinzione è fondamentale.

Così come il gusto, il tatto va esplorato secondo a diverse variabili. Ecco alcuni degli aspetti sui quali concentrare l’attenzione:

  • Pressione: come la pressione va applicata e con quale intensità
  • Frizione: se il punto di contatto è in movimento, quanta frizione viene applicata
  • Velocità: con quale velocità il punto di contatto (dito, mano ecc.) si sta muovendo
  • Direzione: da dove viene il contatto e in quale direzione sta puntando
  • Pattern: se il tatto segue un pattern regolare, casuale o a onde (secondo al principio dell’edging)

Ognuno di questi parametri può essere misurato in modo da creare questa nostra mappa del piacere. Mentre si può esplorare con un* partner, farlo da sol* può aiutare a creare un legame ancora più forte con il nostro corpo.

Come il pleasure mapping si ricollega alla consapevolezza? La premessa di questa pratica è di dimenticarsi di quello che pensiamo di sapere e di lasciare le abitudini da parte; per chi pratica la masturbazione da diversi anni sopratutto, è molto facile cadere in automatismi e gesti meccanici (o mindless, opposto di mindful). Creare una mappatura del piacere ci ricorda anche di pensare oltre alle zone genitali per riconsiderare il potenziale erogeno di ogni parte del corpo; ricordandoci inoltre che il piacere non significa esclusivamente l’orgasmo.

Metodo #2: La meditazione orgasmica

Qui l’orgasmo è annunciato nel nome ma è pura retorica: lo scopo della meditazione orgasmica non è di raggiungerlo ma di concentrarsi sul provare piacere nel momento. Diversamente dal pleasure mapping, la clitoride è il punto focale.

La premessa è abbastanza semplice: 15 minuti di carezze mirate sulla zona clitoridea. La pratica ufficiale è stata concepita con un* partner, anche sconosciut*, ciò che ha generato diverse critiche, ma il concetto si può benissimo replicare in autonomia; perché il contatto non deve essere diretto e non andrebbero usate le dita, ci dovremmo munire di un vibratore. Diversamente dalla solita self-pleasure routine, l’orgasmo qui non è una finalità (e non dovrebbe mai esserlo al punto di diventare un’ingiunzione come già discusso qui).

Nello specifico, dopo aver creato un setting comodo e avvolgente, usando anche cuscini così da formare una culla, va impostato un doppio timer per segnare 13 e successivamente 15 minuti. La pratica consiste nel concentrare il contatto sulla parte alta sinistra della zona clitoridea, dove gli esperti della meditazione orgasmica hanno identificato una maggiore concentrazione di terminazioni nervose; l’uso del lubrificante è fondamentale. Quando scadono i primi 13 minuti, inizia la fase di riappropriazione del corpo, da operare appoggiando un asciugamano sulla vulva per uscire dallo stato meditativo.

Riassumendo…

La masturbazione consapevole è un metodo nuovissimo e rivoluzionario? No. Una pratica new age un po’ strana? Nemmeno. Può essere un utile reminder di lasciare da parte la nostra ossessione collettiva del risultato? Per chi lo ha provato e lo pratica, la risposta è un chiarissimo sì.

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