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Praticare il self-love per coltivare l’autostima… o vice-versa?

Adottare un approccio sex positive e praticare il self-pleasure avrà un impatto sull’autostima?

da Aurelie.b | 4 Aprile 2021
Illustrazione di Alice Wietzel con donne nella routine beauty per l'oroscopo lunare di Yspot con Lumpa

Dalle nostre ultime riflessioni sul corpo sono emerse diverse micro-tematiche, (quasi) sempre legate al questione dello sguardo, che sia nostro o altrui. In questo caso, lo sguardo diventa lo strumento di definizione che attribuisce un valore sulla base di ideali sanzionati dalla società, che siano generati o esacerbati dai media. Questo giudizio di valore è uno dei parametri principali che influiscono sulla nostra autostima. Ed è così che siamo arrivati a chiederci: adottare un approccio sex positive e praticare il self-pleasure avrà un impatto sull’autostima? Ci siamo quindi appoggiati a diversi studi universitari e articoli accademici: ecco alcune conclusioni.

La percezione del corpo è una componente fondamentale della costruzione dell’io sessuale.

Consideriamo qui un doppio fenomeno: l’insoddisfazione nei confronti del proprio corpo e l’auto-oggettificazione. Legata all’oggettificazione, l’auto-oggettificazione si riferisce all’adozione di una prospettiva in terza persona su se stessi, con un’enfasi sul modo di apparire agli altri piuttosto che sulle proprie sensazioni. Nella sfera intima in particolare, questo si traduce con un’internalizzazione della percezione di sé come un oggetto o un insieme di parti corporee.

Questo fenomeno è facilitato dal contesto culturale impostato dal modello patriarcale che crea un terreno fertile per l’oggettificazione sessuale femminile. Viste attraverso un prisma eteronormativo, le donne sono considerate come oggetti sessuali sottoposti a un male gaze non-reciproco e a disposizione del piacere maschile. Entra qui in gioco una doppia dinamica di condizionamento: gli uomini sono condizionati per erotizzare la subordinazione femminile, e le donne stesse sono condizionate in modo da sottoscrivere a questa visione maschile della sessualità femminile. Così si opera l’auto-oggettificazione, ampliata dall’influenza dei media e dai gender roles definiti dalla società.

L’auto-oggettificazione e l’immagine negativa del corpo di cui è spesso la causa hanno una conseguenza diretta sul livello di desiderio e di eccitazione fino a provocare avversione sessuale.

Il rapporto al corpo definisce il rapporto al piacere.

Oltre al desiderio e alla presa d’iniziativa, il rapporto al corpo e alla body image hanno un effetto diretto sul piacere, che sia positivo o negativo. Uno studio ha infatti svelato che il 48% delle donne eterosessuali e il 47% delle donne omosessuali hanno osservato un effetto positivo della loro body image sulla loro vita sessuale, mentre un quarto ha dichiarato che la loro percezione del loro corpo aveva avuto un impatto negativo sulla loro sessualità e sul sentimento di accettabilità in quanto partner.

L’interazione tra percezione del corpo e piacere fisico è mediata dall’autoconsapevolezza sessuale. La vergogna corporea crea infatti una maggiore autoconsapevolezza (di cui la valenza negativa è ancora più esplicitata dal termine inglese self-consciousness), ed è questo focus sull’apparenza che sposta l’attenzione dalle sensazioni e quindi dal piacere.

La pornificazione della società ha un impatto negativo sull’autostima in generale – e sulla percezione delle parti genitali in particolare.

Nonostante alcune registe stiano proponendo un approccio alternativo al porno visto dal female gaze, la pornificazione della società nasce quasi esclusivamente dalle rappresentazioni legate allo sguardo maschile. Definita come la prevalenza o normalizzazione delle tematiche sessuali e delle rappresentazioni esplicite della sessualità, la pornificazione promuove un’immagine distorta delle donne, sia a livello comportamentale (soggettivazione) che a livello fisico.

La rappresentazione delle zone genitali in particolare, sottoposta a criteri limitati, limitanti e poco realistici, crea un sentimento di vergogna nei confronti della propria anatomia, percepita come anormale o non attraente. Le donne che riescono a superare queste ingiunzioni alla “perfezione genitale” provano un maggiore sentimento di empowerment sessuale, spesso legato alla masturbazione. Apprezzare i propri genitali incoraggia l’esplorazione del proprio piacere. Diversi tudi hanno infatti svelato una correlazione positiva tra la frequenza di masturbazione e la percezione delle zone genitali; reciprocamente, praticare la masturbazione contribuisce a migliorare la self-image genitale.

Un rapporto positivo alla masturbazione promuove l’autostima sessuale.

Arriviamo dunque all’oggetto di riflessione iniziale, ovvero il legame potenziale tra self-pleasure e self-esteem, con il supporto di uno studio sulle interazioni e correlazioni tra soggettività sessuale, definita sulla base di autopercezioni come l’autostima sessuale, il senso di diritto al piacere e l’efficacia sessuale, assertività sessuale e masturbazione. I risultati hanno dimostrato che, se esistono effettivamente delle interazioni, gli effetti positivi sono meno legati alla frequenza di masturbazione che al raggiungimento dell’orgasmo; infatti, le donne che si masturbano fino all’orgasmo riconoscono una maggior consapevolezza del corpo, un maggior senso di controllo e di autonomia, e una maggior assertività in un contesto di rapporto con un* partner.  L’assertività diventa qui un fattore determinante per lo svolgimento di una vita sessuale considerata soddisfacente dalle partecipanti. Inoltre, una pratica di masturbazione conclusa da un orgasmo risulta spessa nell’internalizzazione di una percezione più positiva della desiderabilità e dell’attrattività fisica.

In conclusione, una pratica positiva dell’autoerotismo può nutrire l’autostima, ma solo se la percezione del corpo non è così negativa da diventare un freno al piacere.

I vari studi condotti a livello accademico nel campo della psicologia femminile dimostrano un chiaro rapporto causale tra self-pleasure e self-esteem. La masturbazione però, più che una cura infallibile alla carenza di autostima, è lo strumento con il quale si ottimizzano i livelli di assertività, sicurezza e soddisfazione sessuali e, attraverso loro, lo stato generale di benessere sessuale. Perché questa pratica venga vissuta in maniera positiva e soddisfacente però, la decostruzione dei modelli che provocano una percezione di sé negativa è fondamentale. Questo accorgimento ci riporta alla tematica affrontata precedentemente intorno alla body positivity. Se non esiste una chiave semplice e universale per imparare ad amare il proprio corpo, cercare di impostare questo amore su una base che non sia legata all’apparenza, ovvero la premessa della body neutrality, potrebbe essere un passo nella giusta direzione.

Bibliografia

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