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Vulvo-che? Portiamo la luce sulle patologie vulvo-vaginali.

Vulvodinia, dispareunia, vaginismo… Poco conosciute, diagnosticate tardivamente, le problematiche vulvo-vaginali meritano tutta la nostra attenzione.

da Aurelie | 10 Aprile 2022
Illustrazioni di vulve
Cecilia Grandi


Addentriamoci in un ambiente “complesso”, il mondo delle problematiche o patologie vulvo-vaginali. Lo definisco complesso perché genera confusione data la scarsa informazione, a cominciare dalla vulvodinia, diversa dalla dispareunia e differente a sua volta dal vaginismo.

Dispareunia, vaginismo, vulvodinia: facciamo chiarezza

Il termine “dispareunia” indica il persistente o ricorrente dolore durante un rapporto sessuale, anche inserendo un dito si può avvertire un forte dolore.

Il “vaginismo” a sua volta è uno spasmo dei muscoli all’ingresso della vagina, i quali si contraggono portando a una persistente o ricorrente difficoltà nel consentire l’introduzione nella propria vagina del pene, di un dito e/o di un oggetto, nonostante lo si desideri. Accade frequentemente l’evitamento causato da un’anticipazione del dolore vista la paura e una conseguente contrazione riflessa involontaria dei muscoli pelvici.

La vulvodinia, a differenza delle patologie vulvo-vaginali sopra citate, non si presenta solo durante i rapporti, ma si avverte generalmente un dolore e/o un bruciore che sembrano punture di spilli o un’abrasione nella parte genitale esterna. Il dolore può essere continuativo o intermittente e nei peggiori dei casi si cronicizza. Nel caso di quello cronico può diventare ancora più forte prima di una mestruazione, durante o dopo, un rapporto sessuale (se si riesce ad averne) o in momenti di elevato stress. Può essere così invalidante da impedire di utilizzare abiti stretti, slip, assorbenti, stare sedute o addirittura accavallare le gambe. Per farvi capire meglio, una persona che soffre di vulvodinia deve smettere di andare in bicicletta e cambiare molte delle sue abitudini per non peggiorare la situazione. La vulvodinia può portare alla dispareunia: un rapporto doloroso può peggiorare il dolore vulvare causandone il peggioramento e il mantenimento.

La questione che mi preme sviscerare è l’importanza della diagnosi: da psicoterapeuta e sessuologa, ci tengo a ribadire che dare un nome a quello che ci accade ci consente di poter fare qualcosa per affrontarla e stare meglio, prenderci cura di noi con consapevolezza, segno di salute e interesse per la propria persona. Ricordiamoci che spesso la sofferenza psicologia arriva dalla non conoscenza, dal disordine mentale e dal caos. Fare ordine e capire cosa ci sta accadendo può farci stare molto meglio. 

La vulvodinia, una patologia ancora troppo sconosciuta

Vivere con la vulvodinia: l’esperienza di C.

Voglio raccontare una storia vera di una persona che ha scoperto di soffrire di vulvodinia, i cui sintomi sono iniziati alcuni anni fa.

C. ha iniziato ad avvertire fitte e pressioni costanti alla zona pelvica, esattamente nella parte più bassa dell’addome e del bacino: quella parte del corpo che comprende il sistema riproduttivo, quello urinario e quello digerente. A volte erano così forti che la sua quotidianità veniva rovinata e tutto quello che poteva fare era sdraiarsi e sperare che finissero presto, cosa che non accadeva quasi mai perché qualche mese dopo i dolori sono diventati fissi e costanti. Purtroppo non è sempre facile chiedere delle ore di permesso a lavoro, quindi ha imparato a conviverci stando in ufficio e soffrendo in silenzio. In una fase iniziale, spesso non si riesce a capire bene che cosa ci porti a stare così male.

C. mi riporta che da persona sempre allegra è diventata triste, irascibile e spaventata, aveva spesso cistiti, problemi di pancia, di stomaco e successivamente hanno esordito forti dolori durante il rapporto sessuale e sensazioni di contrazione dei muscoli pelvici che descrive come un “perenne spasmo muscolare” nella zona vulvare. 

C. ha dovuto convivere con bruciori, secchezza, irritazioni, sensazione di abrasione, gonfiori, “punture di spillo” che a volte percepiva come “scariche elettriche”. Aveva male a stare seduta e un pantalone sbagliato poteva significare solo una cosa: “giornata rovinata”. Dopodiché è entrata nel tunnel infinito delle visite mediche. Questo, a mio avviso, è un momento davvero complesso perché visita dopo visita si resta con tantissimi dubbi, ma purtroppo nessuna risposta.

Vulvodinia e tardività delle diagnosi delle patologie vulvo-vaginali

Le cause della vulvodinia possono essere molteplici: di tipo spontaneo o secondarie a un’infezione, una candida ricorrente oppure fattori di tipo ormonale. Può insorgere in menopausa o può derivare da stress o da un trauma. Pochi medici sanno che spesso i disturbi intestinali e vescicali (come colon irritabile e cistiti) sono alcune tra le cause di questa malattia, anche i DCA (disturbi del comportamento alimentare) possono essere tra le cause principali. Un’altra causa può essere la chemioterapia.

La vulvodinia ha un tratto comune a quasi tutte le donne: la tardività della diagnosi e quindi la mancanza di cure. Lo stesso è vero delle patologie vulvo-vaginali in generale. Accade molto spesso che la conseguenza sia un’importante calo della libido, la diminuzione dell’eccitazione e l’anorgasmia, oltre ovviamente al dolore cronico. È considerata dai più una malattia “invisibile” e spesso viene definita come “psicosomatica” o addirittura “psicogena”. 

Più tempo passa più a livello psicologico più è difficile da affrontare. Si perdono le speranze e si pensa che la propria vita sarà inevitabilmente così. Nel caso di C. nessun medico aveva collegato i dolori di pancia ai dolori vulvari, per cui il tutto risultava all’apparenza separato. Le è stato detto era depressa, che era un soggetto ansioso, che doveva andare dallo psicologo.

Una volta le è stato chiesto addirittura se fosse certa che le piacesse il suo ragazzo. Così C. frustrata, con la sensazione che nessuno la capisse, ha smesso di fare l’amore. Qui inizia la fase in cui si vive di frustrazione e non si vede via d’uscita, nessuno comprende veramente cosa ti sta capitando: è inficiante e invalidante. Nell’ordine si prova prima dolore, poi paura e frustrazione, poi privazione. Allora, per allontanarti da quel pensiero e da quel dolore, ci si può solo inevitabilmente distanziare dal proprio corpo e dal sesso: è l’unico modo che si ha per sopravvivere. Non si riesce più a provare piacere, soprattutto se la persona con la quale condividi la tua sessualità non riesce a capire e a starti vicino. 

C. mi riporta: “Ero una persona depressa che si portava dietro un dolore fisso in pancia, una ex donna che non aveva più contatto con i propri organi sessuali e che non poteva più provare piacere in alcun modo. Ho abbandonato il sesso ed ogni godimento, non mi masturbavo più per evitare la frustrazione. Non avevo alcuno stimolo sessuale sebbene provassi ad averne. Ero totalmente vuota. Ricordo che quello che più mi faceva soffrire era la sensazione di non essere capita”. 

Superare la vulvodinia e le patologie vulvo-vaginali

La psicoterapia, uno strumento prezioso per la diagnosi

Dopo aver portato la problematica in psicoterapia, parlando con qualcuno che davvero ascoltava il suo punto di vista dicendole che non era solo nella sua testa, C. è ripartita alla ricerca di soluzioni e ha trovato un’ostetrica che ha compreso e le ha permesso di dare un senso a tutto il suo malessere, riaccendendo la speranza. C. mi confessa:  “Ci sono ancora giorni no, ma sono pochi. Il dolore mi ha abbandonata, ma la paura ancora no. Vorrei non provare frustrazione, vorrei essere spensierata e decidere di non scappare quando mi piace qualcuno. Vorrei poter tornare ad essere una ragazza qualunque che può fare l’amore quando le viene voglia.”

Dopo aver fatto luce in questo terreno complesso, misterioso e anche spaventante delle patologie vulvo-vaginali, è importante sottolineare che si deve cercare supporto e non mollare al primo colpo. È un percorso duro di cui non si comprende subito l’origine e sopratutto l’entità, ma si può gestire e se ne può uscire con il giusto aiuto.

La dimensione terapeutica dei sex toys nella cura della patologie vulvo-vaginali

Parlandone prima con l’ostetrica o con il ginecologo si può pensare di utilizzare sex toys, che da questo punto di vista sono degli ottimi alleati perché permettono di avvicinarsi allo “stimolo” che in questo momento ci preoccupa con serenità senza dover tener conto di un’altra persona ma con i nostri tempi, inoltre con le loro magnifiche vibrazioni in alcuni casi permettono di allentare la contrattura presente nel pavimento pelvico, portandoci a rilassare la zona.

È importante valutare l’utilizzo con lo specialista per non creare un ulteriore infiammazione dei nervi. Familiarizzando piano piano con il gioco possiamo fare memoria di una serenità che non avevamo più e possiamo cercare di gestire la quota di dolore lasciando spazio a quel piacere che è nostro, che ci meritiamo di provare e sentire.

Lasciare la situazione così com’è per paura, imbarazzo o smarrimento non è la strada migliore, perché il problema diventa parte di noi e ci accompagna in tutto facendoci perdere tutto il bello della vita e lasciando che sia il dolore a guidare le nostre scelte.

About Stella / @a.luci.accese

Psicologa e psicoterapeuta, consulente sessuale e sessuologa clinica, esperta di piacere e sex toys.

Parla di sesso come piacere, di erotismo senza tabù o limitazioni, di pratiche sessuali, di sensazioni, paure, emozioni e desideri. Per permettere a tutt* di scoprire gli aspetti della propria sessualità senza pregiudizi.

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